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Caffè letterario: letture ed esercizi per studenti di italiano LS/L2

Caffè letterario: letture ed esercizi per studenti di italiano LS/L2

Migliora il tuo italiano leggendo e divertendoti!

Italian book

Ti piace leggere e vorresti leggere in italiano? Questo spazio fa per te! È uno spazio dedicato agli studenti di italiano amanti della cultura italiana e appassionati dei libri italiani. L’idea di questo progetto è nata su Instagram grazie alla collaborazione con una mia collega, Francesca Felici. Entrambe siamo grandi lettrici, crediamo nel potere della lettura nell’insegnamento e nell’importanza della cultura.

In che cosa consiste caffè letterario?

Selezioniamo un libro italiano, ti proponiamo un estratto da leggere e delle attività didattiche per praticare il tuo italiano e ti diamo appuntamento su Instagram per una chiacchierata in diretta sul libro del mese.

Qui sotto troverai alcuni estratti di libri italiani da leggere gratuitamente e alcuni esercizi per praticare il tuo italiano. Buona lettura e buon divertimento!

Letture di livello intermedio

Novecento – Alessandro Baricco (1994)

Libri italiani: Novecento di Baricco

Il primo testo è un breve estratto dal testo teatrale di Alessandro Baricco, Novecento. Qui sotto troverai una breve introduzione al testo, un estratto da leggere incentrato sul personaggio principale e degli esercizi.

Introduzione al testo

Novecento è un testo teatrale, scritto sotto forma di monologo. Secondo Baricco il testo può essere definito come una via di mezzo tra «una vera messa in scena e un racconto da leggere ad alta voce». È una lettura corta ma molto profonda. La storia è ambientata su un transatlantico in mezzo all’oceano. Nel 1998, è uscito il film di gran successo “La leggenda del pianista sull’oceano” diretto da Giuseppe Tornatore. Numerose sono le rappresentazioni teatrali, ne puoi trovare alcune anche su YouTube. Nel 2008 è stata tratta anche una storia a fumetti per Topolino ispirata alla storia di questo personaggio: “La vera storia di Novecento”.

Ora leggerai un dialogo tra i due protagonisti di questo libro: Tim Tooney, il narratore, trombettista del transatlantico e Novecento, un pianista eccezionale, nato e cresciuto a bordo di quella nave.

  • Leggi il testo e guarda un breve estratto dal film “La leggenda del pianista sull’oceano” diretto da Giuseppe Tornatore. Poi leggi le affermazioni e rispondi con Vero o Falso.

Testo

“Una volta chiesi a Novecento a cosa diavolo pensava, mentre suonava, e cosa guardava, sempre fisso davanti a sé, e insomma dove finiva, con la testa, mentre le mani gli andavano avanti e indietro sui tasti. E lui mi disse: “Oggi son finito in un paese bellissimo, le donne avevano i capelli profumati, c’era luce dappertutto ed era pieno di tigri”. Viaggiava, lui. E ogni volta finiva in un posto diverso: nel centro di Londra, su un treno in mezzo alla campagna, su una montagna così alta che la neve ti arrivava alla pancia, nella chiesa più grande del mondo, a contare le colonne e guardare in faccia i crocefissi. Viaggiava. Era difficile capire cosa mai potesse saperne lui di chiese, e di neve, e di tigri e … voglio dire, non c’era mai sceso, da quella nave, proprio mai, non era una palla, era tutto vero. Mai sceso.

Eppure, era come se le avesse viste, tutte quelle cose. Novecento era uno che se tu gli dicevi “Una volta son stato a Parigi”, lui ti chiedeva se avevi visto i giardini tal dei tali, e se avevi mangiato in quel dato posto, sapeva tutto, ti diceva “Quello che a me piace, laggiù, è aspettare il tramonto andando avanti e indietro sul Pont Neuf, e quando passano le chiatte, fermarmi e guardarle da sopra, e salutare con la mano.”

“Novecento, ci sei mai stato a Parigi, tu?” “No.” “E allora…” “Cioè… sì.” “Sì cosa?” “Parigi. ” Potevi pensare che era matto. Ma non era così semplice. Quando uno ti racconta con assoluta esattezza che odore c’è in Bertham Street, d’estate, quando ha appena smesso di piovere, non puoi pensare che è matto per la sola stupida ragione che in Bertham Street, lui, non c’è mai stato. Negli occhi di qualcuno, nelle parole di qualcuno, lui, quell’aria, l’aveva respirata davvero. A modo suo: ma davvero. Il mondo, magari, non l’aveva visto mai. Ma erano ventisette anni che il mondo passava su quella nave: ed erano ventisette anni che lui, su quella nave, lo spiava. E gli rubava l’anima. In questo era un genio, niente da dire. Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia… Tutta scritta, addosso. Lui leggeva, e con cura infinita, catalogava, sistemava, ordinava… Ogni giorno aggiungeva un piccolo pezzo a quella immensa mappa che stava disegnandosi nella testa, immensa, la mappa del mondo, del mondo intero, da un capo all’altro, città enormi e angoli di bar, lunghi fiumi, pozzanghere, aerei, leoni, una mappa meravigliosa. Ci viaggiava sopra da dio, poi, mentre le dita gli scivolavano sui tasti, accarezzando le curve di un ragtime.”

Estratto video – Trailer del film “La leggenda del pianista sull’oceano” di Giuseppe Tornatore.

Attività di comprensione

  • Novecento è un personaggio enigmatico e misterioso. In questo passaggio lo conosci meglio. Leggi le seguenti affermazioni e rispondi con Vero o Falso.

Attività di lessico

  • Qui sotto trovi delle citazioni tratte dal testo che hai appena letto. Scegli la risposta corretta.

Attività di ascolto

Seconda attività di ascolto

  • Vuoi approfondire la storia di Novecento? Ascolta questa video recensione di Noemi Cuffia per Alma TV e rispondi poi alle domande.
  • Dopo aver ascoltato la recensione di Noemi, leggi le domande e scegli la risposta corretta.

Spero che questo primo viaggio letterario in compagnia di Novecento ti sia piaciuto! Ricordati di visitare il sito di Francesca per altre letture & attività!

I tacchini non ringraziano – Andrea Camilleri (2018)

I tacchini non ringraziano

Il secondo testo è un breve estratto dal racconto L’anno della grande caccia (parte della raccolta I tacchini non ringraziano) di Andrea Camilleri. Qui sotto troverai una breve introduzione al testo, un estratto da leggere e degli esercizi.

Introduzione al testo

I tacchini non ringraziano di Andrea Camilleri è una raccolta di dodici brevi racconti sul mondo animale. Come afferma Camilleri queste storie sono tratte dalla sua realtà, non sono favole né racconti inventati ma appunti su animali che ha incontrato, appunti per non perdere la memoria, senza una struttura definita. I protagonisti dei racconti sono infatti gli animali che hanno incrociato il cammino di Camilleri, alcuni domestici, altri selvatici. È una lettura divertente, leggera, grazie alla penna ironica dell’autore, e, a tratti, commovente. Insegna senza pretese a rispettare la dignità del mondo animale.

Ogni animale protagonista di questi racconti ha la sua personalità e le sue caratteristiche. Ma hanno tutti un tratto in comune: ci stupiscono. Ci meravigliano con la loro intelligenza e furbizia, come la lepre che mima la sua propria morte per poi fuggire libera tra i campi, o il pappagallino che imita alla perfezione la voce dell’autore, o con la loro bellezza, come l’apparizione di una volpe o di una tigre, di cui l’autore si innamora perdutamente.

Perché Camilleri sceglie di scrivere un libro sugli animali? Principalmente per due motivi: il primo, come afferma l’autore nella nota finale del libro, è quello di testimoniare che ai suoi tempi gli animali non erano ancora artificiali. Per il secondo motivo Camilleri scrive: «se veramente un giorno riusciremo a sapere quale opinione hanno di noi gli animali, sono certo che non ci resterà da fare altro che sparire dalla faccia del pianeta, sconvolti dalla vergogna. […] Ma vorrei che qualche mio pronipote consegnasse agli animali una copia di questo libretto perché di me, e di moltissimi altri come me, possano avere un’opinione sia pure leggermente diversa».

Il racconto che leggerai si intitola L’anno della grande caccia ed è ambientato in campagna, nella casa di famiglia di Camilleri in Toscana.

  • Leggi il testo e ascolta un breve estratto da un’intervista a Camilleri in cui parla di questo racconto. Poi leggi le affermazioni e scegli l’opzione corretta.

Testo

Il contadino ebbe l’infelice idea di venirci a dire che proprio in fondo al nostro campo, vicino a una capannuccia di legno in rovina, aveva visto due vipere. «Che posso fare per queste vipere?» domandai il giorno appresso al contadino. «Ci metta due o tre ricci. I ricci se le mangiano, le vipere». Finalmente, una sera il contadino arrivò con due ricci enormi proprio mentre i nostri vicini erano a cena da noi.

«Ci metta i ricci» aveva detto il contadino. Ma che significava ‘mettere’? Non erano piante o vasi, erano esseri viventi. Quindi decisi di scaricarli nell’orticello che avevamo vicino a casa e di lasciarli lì. L’indomani mattina andai nell’orticello. Dei ricci nessuna traccia. Percorsi palmo a palmo tutto il campo, anche dentro e fuori la capannuccia dove il contadino aveva visto le vipere, ma i ricci erano spariti.

Andai a trovare il mio vicino. E lo sorpresi che stava costruendo una grande gabbia col fil di ferro, così grande che stava rifinendola standoci dentro. Accanto a lui c’era un riccio.

«Che fai?» «Sto costruendo una gabbia per il riccio. L’altro stanotte è scappato». «Anche i miei». Mi sorse un dubbio. «Scusa, ma se tieni il riccio in gabbia, come fa ad andare a caccia di vipere?» «Ah, già» disse «non ci avevo pensato. Ma lo metto in gabbia lo stesso, mi piace guardarlo». Ci mettemmo a chiacchierare. A un certo punto il mio amico annunziò: «Ho finito». Si guardò attorno, sempre dentro la gabbia. «Ma dov’è il riccio?» Il riccio approfittando della nostra distrazione, aveva scavato una buca e si era facilmente liberato. Ma non era scappato. Stava fermo a guardare, con una certa curiosità, l’uomo dentro la gabbia. Ma, quando il mio amico volle uscire, non poté. L’apertura della gabbia andava bene per un riccio, non per un uomo. Dovetti smontarla io dall’esterno, dato che lui l’aveva saldamente ancorata alla terra. Nel frattempo il riccio era scomparso per sempre. Fallito miseramente il tentativo coi ricci, venni spronato di nuovo alla caccia da mia suocera.

Devo dire, in tutta sincerità, che io non ero tanto convinto di questa storia delle vipere. L’estate precedente lo stesso contadino mi aveva detto, ma quella volta fortunatamente eravamo soli: «Or ora ho ammazzato una vipera». Andai a vederla. Ma quale vipera e vipera! Era  un  serpente  comune,  poco  più  lungo  di  un  metro, un innocuo verdone, uno di quelli che io da bambino, in Sicilia, agguantavo a mani nude.

«Che possiamo fare contro queste vipere?» «Ci sarebbero i tacchini» disse il contadino. «Anche loro son ghiotti di vipere». Non mi risultava. Ma andai subito dal macellaio del paese. «Vorrei due tacchini». «Glieli faccio trovare domani mattina». Me li consegnò puntualmente, spennati alla perfezione. Chiarito l’equivoco, colpa mia, non mi ero spiegato bene, me ne procurò due vivi e di grossa stazza. Avete mai provato a far entrare due tacchini enormi dentro a una comune automobile?

Con l’aiuto del macellaio e di alcuni gentili passanti, ci riuscimmo e finalmente li liberai nel campo. Come se avessero sentito l’odore delle vipere, si diressero velocemente verso la zona di caccia. Sotto ai miei occhi ammirati per il loro fiuto, oltrepassarono correndo la capannuccia, saltarono la siepe di confine con un campo vicino, sparirono in mezzo agli alberi. Se ne stavano scappando! Con un urlo, mi gettai al loro inseguimento. […]

Ancora ansimante per la corsa precedente, proprio sulla soglia del cancello tentai nuovamente di placcarli. Il balzo stavolta fu corto e ne riuscii a fermare solo uno. Però vidi che l’altro tacchino, dopo aver fatto una breve corsa, stava tornando verso di me, con un’aria che non prometteva niente di buono. Era chiaro che voleva liberare il suo compagno assalendomi a beccate. Immediatamente pensai che avrei avuto la peggio e così lasciai la presa, mi rialzai, voltai loro le spalle e me ne tornai a casa definitivamente sconfitto. Ma prima di varcare il portone, alzai la testa e dissi alla famiglia affacciata: «Se qualcuno tira in ballo di nuovo le vipere, vuol dire che facciamo le valigie e rientriamo a Roma». Nessuno parlò più delle vipere. Anche perché non riuscimmo a vederne nemmeno l’ombra.

Tant’è che due estati dopo, quando comparve don Gaetano…Una mattina, verso le sette, mentre stavo a parlare col contadino, vidi snodarsi, da un buco tra i sassi che formavano il muro del terrapieno, un bel serpentone di oltre un metro e mezzo. «La vipera!» gridò il contadino alzando minacciosamente la vanga. «Stia fermo. Non è una vipera». Era un verdone che intanto, dignitosamente, stava traversando in lunghezza il terrapieno, destreggiandosi tra i piedi delle sedie e dei tavoli. Poi entrò nella siepe che c’era a destra e sparì.

M’affrettai a mettere in guardia la famiglia. «Se ricompare, niente panico. È assolutamente innocuo». Quella sera stessa rispuntò dalla siepe, rifece in senso inverso la via della mattina, si infilò di nuovo nella sua tana. Il giorno appresso, la stessa storia. Uscita da casa alle sette, rientro alle otto. Puntualissimo. Metodico. Discreto. Dignitoso. Con un passo (si può dire così di un serpente?) sempre regolare, né troppo veloce né troppo lento. «Deve avere un impiego da qualche parte» disse la mia figlia maggiore dopo una settimana che lo vedeva andare e venire.

Lo chiamammo don Gaetano. La sera, quando rincasava, era facile che noi fossimo ancora tutti fuori a goderci la frescura. Bene, don Gaetano passava tra di noi con somma discrezione, pareva quasi volesse scusarsi. Diventò talmente di casa che, avendo letto da qualche parte che ai serpenti piace il latte, riuscii a incastrare una scodellina ricolma proprio accanto all’entrata della tana. Dopo due giorni, il latte era ancora lì. «Mangerà alla mensa» disse la maggiore sempre più convinta che don Gaetano avesse un regolare impiego con tanto di cartellino da timbrare all’entrata e all’uscita. L’estate successiva non c’era più. «Sarà andato in pensione» fu la conclusione di mia figlia.

[Testo riadattato da L’anno della grande caccia in I tacchini non ringraziano Di Andrea Camilleri]

 

Estratto video – Intervista a Camilleri.

Attività di comprensione

  • Leggi le seguenti affermazioni e scegli l’opzione corretta.

Attività di lessico

  • Qui sotto trovi alcune parole presenti nel testo che hai appena letto. Abbina ogni parola al significato corretto.
  • Qui sotto trovi alcuni aggettivi usati da Camilleri per descrivere gli animali presenti in questo racconto. Abbina ad ogni animale l’aggettivo corrispondente nel testo.

Attività di conversazione

  • Se gli animali potessero parlare… che cosa ci direbbero? Osserva le immagini qui sotto ed immagina che cosa direbbero questi animali.
foto di gatto
Foto di pappagalli
Foto di cane

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